
Di Veronica La Peccerella
L’acquaponica è una tecnica che integra le discipline dell’acquacoltura e della coltivazione idroponica per realizzare un ecosistema simbiotico che vede la partecipazione di pesci, batteri e piante.
Come sappiamo l’idroponica permette di irrigare e nutrire le piante tramite una soluzione di acqua e sostanze nutritive nella quale le radici sono immerse. Ciò consente in genere un’ottima resa e notevoli risparmi d’acqua, ma impone la dipendenza da specifici fertilizzanti solubili che, oltre a presentare un costo relativamente elevato, non sempre sono facilmente reperibili al mercato “sotto casa”.
A sua volta, l’acquacoltura si svolge in acque confinate con il fine di produrre pesci per il consumo alimentare (ad esempio trote), imponendo la periodica e dispendiosa filtrazione ed eliminazione delle deiezioni dei pesci prima che la concentrazione di queste raggiungano determinate soglie di tossicità (per i pesci- prima - e l’ambiente – poi).
La combinazione delle due tecniche trasforma queste difficoltà in vantaggi: in un sistema acquaponico infatti le deiezioni dei pesci costituiscono la base di partenza per il nutrimento organico delle piante che, utilizzandole per il proprio sviluppo, di fatto ripuliscono l’acqua diminuendo la concentrazione delle sostanze nocive per i pesci.
All’atto pratico un sistema acquaponico può essere distinto in 3 componenti principali: la vasca con i pesci, la vasca del filtro biologico, e l’orto idroponico. Questi 3 componenti sono comunicanti tramite un sistema chiuso di ricircolo continuo dell’acqua. Il filtro biologico è il luogo in cui si favorisce la proliferazione dei batteri (quelli comunemente presenti nell’aria), ed è il vero anello di congiunzione del sistema perché trasforma le deiezioni dei pesci da scarti in elementi prontamente utilizzabili dalle piante.
L’aspetto interessante dell’acquaponica è che una volta entrato a regime, e mantenendo le proporzione corretta tra pesci/batteri/piante il sistema si “perpetua” grazie alla relazione simbiotica tra i diversi attori, lasciando che l’unica operazione costante sia dar da mangiare ai pesci, aggiungere un po’ di acqua e… raccogliere i frutti del nostro orto! E volendo ogni tanto avrete anche qualche pesce auto prodotto sulla vostra tavola!
Sebbene possa sembrare nuova, l’acquaponica in realtà è piuttosto antica: tra i primi esempi vengono citati i metodi degli agricoltori aztechi, nonché le coltivazioni di riso combinate con gli allevamenti ittici dai popoli dell’estremo oriente.
Oggi, l’uso domestico dell’acquaponica viene promosso dalle autorità delle Barbados nel tentativo di emanciparsi dalle importazioni alimentari dall’estero; in Bangladesh, un progetto universitario si prefigge di offrire sistemi acquaponici a basso costo a chi vive in condizioni climatiche avverse; a Gaza City ci si dedica alla coltivazione acquaponica sui tetti, per ovviare alla mancanza di terreni coltivabili.
I sistemi acquaponici possono avere diverse dimensioni: da grandi strutture industriali a piccoli impianti domestici. I secondi sono orti che si possono realizzare anche in poco spazio, sia all’aperto che al chiuso, con l’ausilio d’illuminazione artificiale e persino di kit “chiavi in mano”. Tra gli ospiti delle vasche, che possono avere funzione decorativa o divenire veri e propri allevamenti, possiamo trovare sia pesci che crostacei, tra cui la trota, il pesce gatto, la carpa koi, l’anguilla e il gambero rosso della Louisiana.
Segnaliamo inoltre che la FAO ha recentemente pubblicato e reso disponibile gratuitamente un’ottimo manuale per la realizzazione di un sistema familiare/condominiale acquaponico completo. Lo abbiamo studiato a fondo ed apprezzato in pieno. Oltre a fornire delle solidissime basi scientifiche per comprendere la gestione dell’equilibrio dell’ecosistema acquaponico, fornisce diversi schemi di esempio ed istruzioni passo passo per la realizzazione e gestione di un sistema pienamente funzionale. Nelle diverse appendici si trovano anche fondamentali consigli su come affrontare e prevenire alcuni problemi noti dell’acquaponica. Ne citiamo tre che certamente vi interesseranno: come gestire la salute dei pesci, come sostituire la fonte di cibo animale dei pesci con una dieta vegetale coltivata all’interno dello stesso sistema, e come sopperire alle carenze dei microelementi per le piante.
Box 1: Siccome questo manuale è un punto di riferimento di assoluto valore scientifico e pratico non escludiamo che in futuro si possa approfondire l’argomento offrendo delle traduzioni autorizzate di alcune sezione del manuale, od interviste dirette agli autori.
Box 2: L’acquaponica si presta anche per una dieta vegana. Non è infatti necessario ridurre il numero di esemplari di pesci uccidendoli. Un sistema gestito bene in equilibrio può permettere ai pesci di vivere a lungo e contribuire per tutta la durata della loro vita al sistema.
Box 3: Rispetto ad un sistema idroponico in cui la soluzione nutritiva è controllata dalla A alla Z, il sistema acquaponico è un vero e proprio ecosistema relativamente complesso che va saputo gestire. Se ad esempio abbiamo troppi pesci nel sistema corriamo il rischio che l’acqua divenga tossica per loro perché le deiezioni rilasciate in acqua superano la capacità da parte delle piante di assorbirle; per rimediare le soluzioni da valutare in questo caso consisterebbero nell’aumentare numero di piante coltivate (richiede qualche tempo), diminuire il numero di pesci (invitate qualche amico per una cena a base di pesce), oppure ridurre la razione alimentare dei pesci.