
di Giulia Mattioli e Leone Magliocchetti Lombi
Cos’è, come funziona e quali benefici apporta la coltivazione idroponica. L’associazione di idee tra la parola composta ‘idro-ponica’ e l’acqua è piuttosto intuitiva grazie a quel prefisso greco (hydro) generalmente noto, ma in che cosa consist l’agricoltura idroponica non è altrettanto lampante.
Siamo abituati ad accostare l’idea di coltivazione al terreno dove le piante mettono radici, dal quale traggono nutrimento, e invece l’agricoltura idroponica ci dice che il suolo non è prettamente necessario in alcuni casi, aprendo un universo di possibilità a chi non possiede un giardino e nemmeno un terrazzo sufficientemente grande da permettere la coltivazione in vaso.
L’idroponica è una tecnica di coltivazione ‘fuori suolo’ in cui la pianta sviluppa le radici direttamente nell’acqua, più precisamente in una soluzione nutritiva, anziché nel terreno. Dopo la germinazione del seme si lascia sviluppare la giovane piantina su un substrato inerte – argilla espansa, lana di roccia, fibra di cocco, perlite tra i materiali più utilizzati - che ha la sola funzione di supporto meccanico, per permettere alle radici di ancorarsi e svilupparsi mentre vengono direttamente irrorate dal liquido nutriente. La soluzione nutritiva si prepara arricchendo l’acqua con basse concentrazioni di fertilizzanti* solubili realizzati appositamente per l’agricoltura idroponica, che forniscono tutti i macro e micro elementi di cui la pianta ha bisogno per completare il ciclo di sviluppo. La tecnica idroponica si è molto semplificata nel corso del tempo ed è oggi alla portata di tutti, consentendo di ottenere risultati eccellenti con pochi sforzi. Si stima infatti che a parità di superficie impiegata la resa diventi dalle 2 alle 10 volte superiore rispetto all’agricoltura in suolo.
Questo avviene per differenti ragioni tra cui:
- Le radici non hanno bisogno di allungarsi ed estendersi per andare a cercare acqua e nutrimenti dal terreno man mano che esauriscono quelli presenti, risparmiando così molta energia che viene interamente riservata allo sviluppo della pianta e i suoi frutti.
- Grazie alla gamma completa di nutrizione la pianta è più sana e resistente alle malattie di origine aerea, e si difende meglio agli attacchi degli insetti. Cresce inoltre più velocemente.
- Malattie comuni dovute ad attacchi batterici o funghi che si insediano nel suolo sono non si possono verificare.
- Si elimina la possibilità di competizione per le risorse nutritive da parte di malerbe spontanee.
Ovviamente vanno anche indicati punti ‘deboli’ da considerare prima di avviare la coltivazione idroponica, in primis il minore margine di errore: il suolo svolge un importante effetto tampone accumulando acqua ed elementi che è in grado di rilasciare gradualmente nel tempo alle piante, mentre nel sistema idroponico occorre assicurarsi che i valori di acidità e concentrazione della soluzione nutritiva siano sempre all’interno di alcuni margini ben conosciuti. Oggi tuttavia l’orto può essere reso smart e può seguire ed intervenire su questi valori, liberandoci da ogni pensiero.
Per queste ragioni la coltivazione idroponica, che permette un controllo accurato del piano di nutrimento e difesa delle nostre piante, si sposa perfettamente con la modalità di gardening indoor, coadiuvata da lampade se necessario, in assenza di terreno a disposizione, o di spazio per grandi vasi. A noi piace moltissimo anche per la produzione in esterno, per tutti coloro che, pur possedendo un giardino ben esposto al sole, non è detto che abbiano il suolo sia adatto alla crescita di ortaggi e piante, cosa che richiederebbe un grande impegno ed investimento; allo stesso modo, è una soluzione vantaggiosa per luoghi dove il suolo è roccioso o ha la tendenza ad essere troppo fangoso.
Infine, e questo merita una menzione speciale, nonostante l’acqua sia l’elemento chiave dell’idroponica, il suo risparmio è enorme: si utilizza dal 50% all’80% di risorse idriche in meno rispetto alla coltivazione in suolo. La ragione è semplice: le piante non vanno irrigate ogni giorno ma prendono quanto è loro necessario in autonomia, e si eliminano le perdite di acqua per evaporazione diretta dal suolo. Inoltre la stessa acqua viene riutilizzata grazie a sistemi di irrigazione a ciclo chiuso divenuti ormai una costante per questo tipo di impianti (in alcuni Paesi, come ad esempio Israele, una legge ne impone l’uso).
*link ad articolo ‘Fertilizzanti e concimi’